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AVVISI domenica 24 febbraio

.1. Vi ricordiamo gli appuntamenti di questo tempo di quaresima:
al Martedì ore 21,00 in Duomo Via Crucis e Catechesi del Cardinale
e in Parrocchia corso biblico
al Giovedì Adorazione Eucaristica
al Venerdì ore 9 – 17 – 21 VIA CRUCIS
ore 18,00 Meditazione sulla Parola di Dio della Domenica

2. GIOVEDI’ PROSSIMO 28 Febbraio, Adorazione per tutto il giorno
anche alle ore. 21,00
Alle ore 18,30 Sarà celebrata la Santa Messa in cui vogliamo pregare e ringraziare il Signore per sua Santità Benedetto XVI.

3. La prima settimana di marzo, qui in parrocchia, inizieranno delle catechesi per rinnovare, confermare, motivare la nostra fede cristiana.
Domenica 3 marzo verranno date indicazioni più precise.

Per questo tempo di quaresima la nostra chiesa di S. Rita è stata dichiarata CHIESA PENITENZIALE ove confessarsi con più facilità e poter acquistare l’indulengenza plenaria.
Anche alcuni Sacerdoti del Decanato saranno disponibili per le confessioni

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DOMENICA DELLA SAMARITANA

samaritana
Gesù e la Samaritana

Lettura del Vangelo secondo Giovanni 4, 5-42

In quel tempo. Il Signore Gesù giunse a una città della Samaria chiamata Sicar, vicina al terreno che Giacobbe aveva dato a Giuseppe suo figlio: qui c’era un pozzo di Giacobbe. Gesù dunque, affaticato per il viaggio, sedeva presso il pozzo. Era circa mezzogiorno. Giunge una donna samaritana ad attingere acqua. Le dice Gesù: «Dammi da bere». I suoi discepoli erano andati in città a fare provvista di cibi. Allora la donna samaritana gli dice: «Come mai tu, che sei giudeo, chiedi da bere a me, che sono una donna samaritana?». I Giudei infatti non hanno rapporti con i Samaritani. Gesù le risponde: «Se tu conoscessi il dono di Dio e chi è colui che ti dice: “Dammi da bere!”, tu avresti chiesto a lui ed egli ti avrebbe dato acqua viva». Gli dice la donna: «Signore, non hai un secchio e il pozzo è profondo; da dove prendi dunque quest’acqua viva? Sei tu forse più grande del nostro padre Giacobbe, che ci diede il pozzo e ne bevve lui con i suoi figli e il suo bestiame?». Gesù le risponde: «Chiunque beve di quest’acqua avrà di nuovo sete; ma chi berrà dell’acqua che io gli darò, non avrà più sete in eterno. Anzi, l’acqua che io gli darò diventerà in lui una sorgente d’acqua che zampilla per la vita eterna». «Signore – gli dice la donna –, dammi quest’acqua, perché io non abbia più sete e non continui a venire qui ad attingere acqua». Le dice: «Va’ a chiamare tuo marito e ritorna qui». Gli risponde la donna: «Io non ho marito». Le dice Gesù: «Hai detto bene: “Io non ho marito”. Infatti hai avuto cinque mariti e quello che hai ora non è tuo marito; in questo hai detto il vero». Gli replica la donna: «Signore, vedo che tu sei un profeta! I nostri padri hanno adorato su questo monte; voi invece dite che è a Gerusalemme il luogo in cui bisogna adorare». Gesù le dice: «Credimi, donna, viene l’ora in cui né su questo monte né a Gerusalemme adorerete il Padre. Voi adorate ciò che non conoscete, noi adoriamo ciò che conosciamo, perché la salvezza viene dai Giudei. Ma viene l’ora – ed è questa – in cui i veri adoratori adoreranno il Padre in spirito e verità: così infatti il Padre vuole che siano quelli che lo adorano. Dio è spirito, e quelli che lo adorano devono adorare in spirito e verità». Gli rispose la donna: «So che deve venire il Messia, chiamato Cristo: quando egli verrà, ci annuncerà ogni cosa». Le dice Gesù: «Sono io, che parlo con te».
In quel momento giunsero i suoi discepoli e si meravigliavano che parlasse con una donna. Nessuno tuttavia disse: «Che cosa cerchi?», o: «Di che cosa parli con lei?». La donna intanto lasciò la sua anfora, andò in città e disse alla gente: «Venite a vedere un uomo che mi ha detto tutto quello che ho fatto. Che sia lui il Cristo?». Uscirono dalla città e andavano da lui.
Intanto i discepoli lo pregavano: «Rabbì, mangia». Ma egli rispose loro: «Io ho da mangiare un cibo che voi non conoscete». E i discepoli si domandavano l’un l’altro: «Qualcuno gli ha forse portato da mangiare?». Gesù disse loro: «Il mio cibo è fare la volontà di colui che mi ha mandato e compiere la sua opera. Voi non dite forse: “Ancora quattro mesi e poi viene la mietitura”? Ecco, io vi dico: alzate i vostri occhi e guardate i campi che già biondeggiano per la mietitura. Chi miete riceve il salario e raccoglie frutto per la vita eterna, perché chi semina gioisca insieme a chi miete. In questo infatti si dimostra vero il proverbio: uno semina e l’altro miete. Io vi ho mandati a mietere ciò per cui non avete faticato; altri hanno faticato e voi siete subentrati nella loro fatica».
Molti Samaritani di quella città credettero in lui per la parola della donna, che testimoniava: «Mi ha detto tutto quello che ho fatto». E quando i Samaritani giunsero da lui, lo pregavano di rimanere da loro ed egli rimase là due giorni. Molti di più credettero per la sua parola e alla donna dicevano: «Non è più per i tuoi discorsi che noi crediamo, ma perché noi stessi abbiamo udito e sappiamo che questi è veramente il salvatore del mondo».

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Talità kum

croce
la Croce

Circa un mese fa mia mamma partiva per il Cielo , lasciandoci in modo repentino, tra la sofferenza indotta dalla sua malattia allo stadio terminale, e la serenità figlia di una consapevolezza che tutto non finisce.
Ecco, questo è il messaggio che mi ha consegnato mamma Rosaria, che ha ottemperato alla sua vocazione materna fino all’ultimo con questo insegnamento.
In lei, nell’ultimo mese che ci ha fatto compagnia su questa Terra, ho visto contemporaneamente il Volto di Cristo sulla Croce, segnato dalla sofferenza, e il Volto di Cristo Risorto, col sorriso luminoso, che porta pace e tranquillità.
Mamma è sempre stata una persona ansiosa ed apprensiva, molto chioccia con me e mio fratello, ma nello stesso tempo molto direttiva nel darci le fondamenta sulle quali crescere, con la sapienza che solo i semplici possiedono.
Ci ha sempre indicato la via del sacrificio come la sola autentica per perseguire i risultati con pieno successo e soddisfazione, mettendoci in guardia dalle scorciatoie e dai compromessi.
Perché il rispetto per l’altro viene sempre prima del raggiungimento dell’obiettivo personale, le persone non possono esser calpestate per fini egoistici, e piuttosto si fa un passo indietro e si ricomincia.
Ma è nell’ultimo mese di vita che ha compiuto il capolavoro: come la bambina che torna alla vita sulle parole di Gesù: “Talità Kum”, così mamma è risorta dalla sua depressione diventando nostro sostegno, proprio nel momento in cui il suo corpo stava sgretolandosi.
Non sappiamo se questa forza d’animo fosse indotta dalle cure farmacologiche, ma voglio pensare che sia stata la fede nel Signore a guidarla.
Possiamo anche ipotizzare che una volta in vetta alla sofferenza materiale ci attenda un rifugio di non-dolore, dove possiamo sederci e bere qualcosa, per poi affrontare in piena forza l’ultimo salto verso l’Eterno.

Mamma Rosaria
Mamma Rosaria

Ed è la stessa fede il vero antidoto per affrontare la morte di una persona cara, almeno per un cristiano.
La fede placa le tempeste interiori, la fede ci guarisce dalle ferite interiori, la fede ci risuscita.
Anche se la fede è solo una flebile fiamma per attraversare il mare in tempesta.
Si potrebbe pensare: la morte è una punizione. E’ un male. Eppure è come questo nostro mondo è fatto. Intessuto di vita e di morte, e la morte è parte della vita, e senza vita non ci sarebbe morte.
Il male non è l’attaccamento alla vita; il male è credere che possiamo darcela da noi, questa vita, invece di andare alla sua fonte.
Non siamo fatti per galleggiare, ma per volare; e mamma che negli ultimi anni stava annaspando a fatica preda della depressione, ha spiccato decisamente il volo nell’ultimo mese di vita, libera dalle zavorre delle ansie del giudizio altrui e delle preoccupazioni per il futuro.
Quando la libertà è usata bene ci può forse essere talvolta tristezza, ma venata di una grandezza che diventa gioia.
E il funerale stesso è sembrato un matrimonio, quasi una festa.
Perché c’è sempre festa quando una vita nasce, una vita non finisce.
E anche il venir meno di un po’ di noi nella morte dei nostri cari è un invito a raccogliere il loro testimone e a spenderci per ciò che più conta nel tempo terreno che ci resterà, vivendo ogni attimo presente in pienezza.

                                                                         Raffaele
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17 febbraio 1 domenica di Quaresima

la tentazione
la tentazione
VANGELO
Lettura del Vangelo secondo Matteo 4, 1-11

In quel tempo. Il Signore Gesù fu condotto dallo Spirito nel deserto, per essere tentato dal diavolo. Dopo aver digiunato quaranta giorni e quaranta notti, alla fine ebbe fame. Il tentatore gli si avvicinò e gli disse: «Se tu sei Figlio di Dio, di’ che queste pietre diventino pane». Ma egli rispose: «Sta scritto: / “Non di solo pane vivrà l’uomo, / ma di ogni parola che esce dalla bocca di Dio”».
Allora il diavolo lo portò nella città santa, lo pose sul punto più alto del tempio e gli disse: «Se tu sei Figlio di Dio, gèttati giù; sta scritto infatti: / “Ai suoi angeli darà ordini a tuo riguardo / ed essi ti porteranno sulle loro mani / perché il tuo piede non inciampi in una pietra”».
Gesù gli rispose: «Sta scritto anche: / “Non metterai alla prova il Signore Dio tuo”».
Di nuovo il diavolo lo portò sopra un monte altissimo e gli mostrò tutti i regni del mondo e la loro gloria e gli disse: «Tutte queste cose io ti darò se, gettandoti ai miei piedi, mi adorerai». Allora Gesù gli rispose: «Vattene, Satana! Sta scritto infatti: / “Il Signore, Dio tuo, adorerai: / a lui solo renderai culto”».
Allora il diavolo lo lasciò, ed ecco, degli angeli gli si avvicinarono e lo servivano.

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Otto anni nel segno della Fede

Papa Benedetto XIV
Papa Benedetto XIV
«Io debole servitore di Dio devo assumere questo compito inaudito, che realmente supera ogni capacità umana». Con queste parole pronunciate nell’omelia del 24 aprile 2005 Benedetto XVI iniziava il suo ministero petrino.
E nella Messa di inizio pontificato spiegava che «il mio vero programma di governo è quello di non fare la mia volontà, di non perseguire mie idee, ma di mettermi in ascolto, con tutta quanta la Chiesa, della parola e della volontà del Signore e lasciarmi guidare da Lui».

Era stato eletto al soglio pontificio il 19 aprile 2005 all’età di 78 anni, divenendo il settimo Papa tedesco nella storia della Chiesa, dopo un Conclave durato appena due giorni con quattro scrutini. Succedeva a Giovanni Paolo II. Nel primo discorso di Benedetto XVI, seguito dalla benedizione Urbi et Orbi, non mancò un ricordo del suo predecessore: «Dopo il grande papa Giovanni Paolo II i signori cardinali hanno eletto me, un semplice ed umile lavoratore nella vigna del Signore. Mi consola il fatto che il Signore sa lavorare ed agire anche con strumenti insufficienti e soprattutto mi affido alle vostre preghiere».

In occasione della sua prima udienza generale in piazza San Pietro, il 27 aprile, illustrava le ragioni della scelta del suo nome pontificale: «Ho voluto chiamarmi Benedetto XVI per riallacciarmi idealmente al venerato pontefice Benedetto XV, che ha guidato la Chiesa in un periodo travagliato a causa del primo conflitto mondiale. Fu coraggioso e autentico profeta di pace e si adoperò con strenuo coraggio dapprima per evitare il dramma della guerra e poi per limitarne le conseguenze nefaste. Sulle sue orme desidero porre il mio ministero a servizio della riconciliazione e dell’armonia tra gli uomini e i popoli, profondamente convinto che il grande bene della pace è innanzitutto dono di Dio, dono purtroppo fragile e prezioso da invocare, tutelare e costruire giorno dopo giorno con l’apporto di tutti».

Il 7 maggio 2005, nella basilica di San Giovanni in Laterano, durante la Messa e l’insediamento sulla Cattedra del vescovo di Roma, Benedetto XVI riprese il concetto di “debole servitore di Dio”: «Colui che è il titolare del ministero petrino deve avere la consapevolezza di essere un uomo fragile e debole – come sono fragili e deboli le sue proprie forze – costantemente bisognoso di purificazione e di conversione».

Nei quasi otto anni di ministero petrino Benedetto XVI ha messo al centro la fede. Un “primato” che aveva già indicato nell’Eucaristia Pro Eligendo Romano Pontifice, quando da decano del collegio Cardinalizio, l’allora cardinale Joseph Ratzinger affermava: «Adulta non è una fede che segue le onde della moda e l’ultima novità; adulta e matura è una fede profondamente radicata nell’amicizia con Cristo. É quest’amicizia che ci apre a tutto ciò che è buono e ci dona il criterio per discernere tra vero e falso, tra inganno e verità».

Il Papa teologo ha evidenziato in numerosi interventi la ragiovenolezza della gioia di credere. E proprio il rapporto fra fede e ragione è stato uno dei pilastri del magistero ratzingeriano. Intensa la sua attenzione al dialogo con le altre confessioni cristiane e le altre fedi. Significativa la scelta della via della riconciliazione con la Fraternità San Pio X fondata dall’arcivescovo Marcel Lefebvre e della vicinanza ai fedeli della Comunione anglicana grazie all’istituzione di ordinariati personali per gli anglicani che entrano nella piena comunione con la Chiesa cattolica. Più volte ha rimarcato l’importanza del ruolo delle diverse fedi nel mondo contemporaneo: da ricordare la visita alla Moschea blu di Istanbul o quella nella spianata delle Moschee di Gerusalemme per indicare il dialogo con il mondo islamico; e per sancire la vicinanza all’ebraismo possono valere le parole pronunciate nel 2010 nella Sinagona di Roma sui Comandamenti (il Decalogo è “comune messaggio etico di valore perenne per Israele, la Chiesa, i non credenti e l’intera umanità”) o l’invocazione di fronte al Muro del Pianto a Gerusalmelle nel 2009 (“manda la tua pace in questa Terra Santa”).

Gli “Anni” speciali che Benedetto XVI ha indetto sono stati lo specchio della sua missione come successore di Pietro. L’Anno Paolino voluto per il bimillenario della nascita di Paolo, che si è tenuto fra il 2008 e il 2009, è stato richiamo al “bisogno di testimoni e di martiri come san Paolo”, aveva detto il Papa. L’Anno Sacerdotale, svoltosi fra 2009 e il 2010 in occasione dei 150 anni dalla morte di san Giovanni Battista Maria Vianney, patrono dei parroci, è stato anche una risposta a “situazioni, mai abbastanza deplorate, in cui è la Chiesa stessa a soffrire per l’infedeltà di alcuni suoi ministri”, aveva scritto Benedetto XVI nella lettera di indizioni facendo un riferimento implicito ai casi di abusi da parte di sacerdoti; fatti nei confronti dei quali Papa Ratzinger ha invocato “trasparenza” e “rigore” negli anni di pontificato incontrando anche alcune vittime. Infine l’Anno della Fede, voluto in occasione dei 50 anni dall’apertura del Concilio Vaticano II e dei 20 anni dalla promulgazione del Catechismo della Chiesa cattolica, è stato una sorta di sintesi del suo ministero petrino per sollecitare “un’autentica e rinnovata conversione al Signore, unico Salvatore del mondo” ed evidenziare una sfida cara al Papa: quella della nuova evangelizzazione per “riscoprire la gioia nel credere e ritrovare l’entusiasmo nel comunicare la fede”.

Durante il suo pontificato Benedetto XVI ha scritto e promulgato tre encicliche (“Deus caritas est”, “Spe Salvi” e “Caritas in veritate”). Inoltre ha pubblicato quattro esortazioni apostoliche post-sinodali: la “Sacramentum Caritatis” dedicata all’Eucaristia fonte e culmine della vita e della missione della Chiesa (22 febbraio 2007); la “Verbum Domini” sulla Parola di Dio nella vita e nella missione della Chiesa (30 settembre 2010); “Africae munus” sulla Chiesa in Africa al servizio della riconciliazione, della giustizia e della pace (19 novembre 2011); “Ecclesia in Medio Oriente” sulla Chiesa in Medio Oriente, comunione e testimonianza (14 settembre 2012). Ha pubblicato tre libri personali sulla figura storica di Gesù Cristo: “Gesù di Nazaret” (2007), “Gesù di Nazaret. Dall’ingresso in Gerusalemme fino alla risurrezione” (2011) e “L’infanzia di Gesù” (2012).

Benedetto XVI ha compiuto viaggi apostolici in 21 Paesi di tutti i continenti: è stato tre volte in Germania (il suo primo viaggio apostolico oltre confine è stato per la Giornata Mondiale della Gioventù di Colonia), poi in Polonia, terra di Giovanni Paolo II, in Spagna (tre viaggi, uno per la XXVI Giornata Mondiale della Gioventù), in Turchia, in Austria, in Francia, in Repubblica Ceca, a Malta, in Portogallo, a Cipro, nel Regno Unito, in Croazia e a San Marino. Sette i viaggi apostolici intercontinentali: in Brasile, negli Stati Uniti d’America, in Messico, a Cuba, in Australia, in Africa (Camerun, Angola e Benin), nel Libano, e in Terra Santa (Giordania e Israele).

Trenta le visite apostoliche in Italia: Bari (29 maggio 2009 per la conclusione del XXIV Congresso Eucaristico Nazionale), al Santuario del Volto Santo a Manopello (1 settembre 2006); Verona (19 ottobre 2006 per IV Convegno Nazionale della Chiesa Italiana); Vigevano e Pavia (21-22 aprile 2007); Assisi (2 volte: 17 giugno 2007 per l’Ottavo Centenario della Conversione di San Francesco; il 17 ottobre 2011 Giornata di riflessione, dialogo e preghiera per la pace e la giustizia nel mondo); Loreto (2 volte: 1-2 settembre 2007 in occasione dell’Agorà dei giovani italiani; 4 ottobre 2012 nel 50° anniversario del viaggio di Giovanni XXIII); Velletri-Segni (23 settembre 2007); Napoli (21 ottobre 2007); Savona e Genova (17-18 maggio 2008); Santa Maria di Leuca e Brindisi (14-15 giugno 2008); Cagliari (7 settembre 2008); Pontificio Santuario di Pompei (19 ottobre 2008); zone terremotate dell’Abruzzo (28 aprile 2009); Cassino e Montecassino (24 maggio 2009); San Giovanni Rotondo (21 giugno 2009); Viterbo e Bagnoregio (6 settembre 2009); Brescia e Concesio (8 novembre 2009); Torino (2 maggio 2010); Sulmona (4 luglio 2010); Carpineto Romano (5 settembre 2010); Palermo (3 ottobre 2010); Aquileia e Venezia (7-8 maggio 2011); San Marino-Montefeltro (19 giugno 2011); Ancona (11 settembre 2011 per la conclusione del XXV Congresso Eucaristico Nazionale); Lamezia Terme e Serra San Bruno (9 ottobre 2011); Arezzo, La Verna e Sansepolcro (13 maggio 2012); Milano (1-3 giugno 2012 per il VII Incontro Mondiale delle Famiglie); zone terremotate dell’Emilia-Romagna (26 giugno 2012).

L’annuncio della rinuncia durante il Concistoro di questa mattina. Prescrive il Codice di Diritto Canonico al secondo comma del canone 332: «Nel caso che il Romano Pontefice rinunci al suo ufficio, si richiede per la validità che la rinuncia sia fatta liberamente e che venga debitamente manifestata, non si richiede invece che qualcuno la accetti».

Giacomo Gambassi