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P.Giuseppe Rombaldoni

a Gela nel 2006 consegna del premio a P. Giuseppe

e dal mese di ottobre 2012 proveniente da Palermo, P. Giuseppe Rombaldoni è con noi nel nostro Santuario. E’ un acquisto importante per la nostra parrocchia e per tutti i devoti di Santa Rita!

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26 novembre

Dio, mia gloria, ricchezza e salute, tu hai stimolato il bruciore del mio
cuore perché, lasciando tutto, si rivolgesse a te.
Elevatezza della mia pochezza e riposo della mia fatica, accanto a te, più dolce di tutte le attrazioni, ho trovato la pace piena.
(Confessioni 9, 1, 1; 6, 6, 9; 20, 31)
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Padre Stefano Pigini

Portone del Santuario di Santa Rita Milano realizzato da P. Stefano Pigini , portone della vita, raffigura la vita di S.Rita prima di entrare in Monastero: fidanzamento, matrimonio, vita familiare, lavori domestici

1919-2006
Padre Stefano Pigini è stato un monaco agostiniano che è vissuto e ha lavorato nel Convento di S. Maria del Soccorso a Cartoceto. Oltre alla scultura, si dedicò anche alla pittura, con interessanti lavori e progetti in architettura. Padre Stefano Pigini è nato il 24 aprile 1919 nella frazione Crocette di Castelfidardo. Terminati gli studi classici e teologici, ha subito mostrato un vivo interesse per le arti figurative. Nel 1946 si iscrive alla scuola di ceramica di Pesaro, per frequentare poi l’Accademia di Roma. Tra il 1953 e il 1954 frequenta, sempre a Roma, lo studio del prof. A. Monteleone, nella celebre via Margotta. Si trasferisce quindi a Bologna e frequenta per altri due anni lo studio del nudo all’Accademia.

E’ stato allievo del prof. Romagnoli per la tecnica dell’affresco. Nel 1965 frequenta per un anno lo studio dell’architetto Cotti. Dice egli stesso: “Mi sono mosso come autodidatta partendo dalla imitazione dei classici (1940-1953). Sotto la guida del mio maestro Monteleone, mi sono formato al neorealismo (1953-1960). In seguito mi sono recuperato per istinto verso i primitivi (il romanico in specie) tenendo d’occhio tutte le grandi correnti dell’arte contemporanea (1960-1970). Ho riservato particolare attenzione all’arte degli Aztechi, Maya e Incanel tentativo di realizzare una scultura incarnata nella storia, sintesi di espressività ed essenzialità.”

Numerose sono le sue opere diffuse ovunque.

Padre Stefano Pigini, autoritratto
Padre Pigini in una delle ultime immagini
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DOMENICA 25 Novembre 2012 – II di Avvento

Letture del rito ambrosiano
Is 19,18-24; Sal 86; Ef 3,8-13; Mc 1,1-8

Lettura del profeta Isaia 19, 18-24
Così dice il Signore Dio: «In quel giorno ci saranno cinque città nell’Egitto che parleranno la lingua di Canaan e giureranno per il Signore degli eserciti; una di esse si chiamerà Città del Sole.In quel giorno ci sarà un altare dedicato al Signore in mezzo alla terra d’Egitto e una stele in onore del Signore presso la sua frontiera: sarà un segno e una testimonianza per il Signore degli eserciti nella terra d’Egitto. Quando, di fronte agli avversari, invocheranno il Signore, allora egli manderà loro un salvatore che li difenderà e li libererà. Il Signore si farà conoscere agli Egiziani e gli Egiziani riconosceranno in quel giorno il Signore, lo serviranno con sacrifici e offerte, faranno voti al Signore e li adempiranno. Il Signore percuoterà ancora gli Egiziani, ma, una volta colpiti, li risanerà. Essi faranno ritorno al Signore ed egli si placherà e li risanerà.In quel giorno ci sarà una strada dall’Egitto verso l’Assiria; l’Assiro andrà in Egitto e l’Egiziano in Assiria, e gli Egiziani renderanno culto insieme con gli Assiri.In quel giorno Israele sarà il terzo con l’Egitto e l’Assiria, una benedizione in mezzo alla terra».

Sal 86 (87)

® Popoli tutti, lodate il Signore!
Sui monti santi egli l’ha fondata;
il Signore ama le porte di Sion
più di tutte le dimore di Giacobbe.
Di te si dicono cose gloriose, città di Dio! ®

Iscriverò Raab e Babilonia fra quelli che mi riconoscono;
ecco Filistea, Tiro ed Etiopia: là costui è nato.
Si dirà di Sion: «L’uno e l’altro in essa sono nati
e lui, l’Altissimo, la mantiene salda». ®

Il Signore registrerà nel libro dei popoli:
«Là costui è nato».
E danzando canteranno:
«Sono in te tutte le mie sorgenti». ®

Lettera di san Paolo apostolo agli Efesini 3, 8-13

Fratelli, a me, che sono l’ultimo fra tutti i santi, è stata concessa questa grazia: annunciare alle genti le impenetrabili ricchezze di Cristo e illuminare tutti sulla attuazione del mistero nascosto da secoli in Dio, creatore dell’universo, affinché, per mezzo della Chiesa, sia ora manifestata ai Principati e alle Potenze dei cieli la multiforme sapienza di Dio, secondo il progetto eterno che egli ha attuato in Cristo Gesù nostro Signore, nel quale abbiamo la libertà di accedere a Dio in piena fiducia mediante la fede in lui. Vi prego quindi di non perdervi d’animo a causa delle mie tribolazioni per voi: sono gloria vostra.

Lettura del Vangelo secondo Marco 1, 1-8

Inizio del vangelo di Gesù, Cristo, Figlio di Dio.

Come sta scritto nel profeta Isaia: «Ecco, dinanzi a te io mando il mio messaggero: / egli preparerà la tua via. / Voce di uno che grida nel deserto: / Preparate la via del Signore, / raddrizzate i suoi sentieri», / vi fu Giovanni, che battezzava nel deserto e proclamava un battesimo di conversione per il perdono dei peccati. Accorrevano a lui tutta la regione della Giudea e tutti gli abitanti di Gerusalemme. E si facevano battezzare da lui nel fiume Giordano, confessando i loro peccati. Giovanni era vestito di peli di cammello, con una cintura di pelle attorno ai fianchi, e mangiava cavallette e miele selvatico. E proclamava: «Viene dopo di me colui che è più forte di me: io non sono degno di chinarmi per slegare i lacci dei suoi sandali. Io vi ho battezzato con acqua, ma egli vi battezzerà in Spirito Santo».

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La corona dell’Avvento

La corona dell’Avvento

La corona dell’Avvento fu ideata dal pastore protestante Johann Hinrich Wichern (1808-1881). La versione originale prevedeva la presenza di un maggior numero di candele. Il suo scopo era rendere possibile una formazione a ragazzi e giovani bisognosi e senza casa. Verso la metà del XIX secolo illuminava per la prima volta una corona d’avvento con 24 luci la sala oratoria del Rauhen Haus. Le luci per le domeniche erano grandi e quelle per i giorni feriali piccole. All’inizio solamente i muri attorno erano addobbati con dei rami d’abete, in seguito la corona.

Il Pastore Johan Hinrich Wichern indusse verso il 1860 la corona d’Avvento anche nell’orfanotrofio di Berlino. La corona fu qui sostituita da un candeliere a forma d’albero probabilmente per mancanza di posto: è più facile disporre 24 candele su un alberello che su una corona. Ma questa realizzazione non si è imposta.
All’inizio si diffuse la corona principalmente nelle città protestanti della Germania del Nord. Questa usanza si diffuse soprattutto nei ritrovi ecclesiali, nei orfanotrofi, nelle scuole. Sempre più si diffuse la corona d’Avvento e conquistò anche un posto in quasi tutte le case private. La corona rimpicciolita fu addobbata nelle e dalle famiglie con 4 candele, una per ogni domenica d’Avvento.

Benché la conoscenza della corona d’Avvento aumentasse parecchio verso il 1900, si divulgò appena nel 1920. C’è voluto ancora un po’ di tempo finché la corona d’Avvento ha conquistato anche il sud che era in gran parte cattolico. L’usanza di una corona d’Avvento si diffuse dopo la seconda guerra mondiale. I vari elementi della corona d’Avvento hanno carattere simbolico. Candele, corone e rami verdi erano già prima conosciuti come simboli invernali. La corona rappresenta l’eternità o è simbolo per il sole, la terra o Dio. Le candele rappresentano la luce che è donata a natale a tutti gli uomini.

Funzione
La corona dell’Avvento scandisce le settimane che mancano al Natale: le quattro candele vanno accese ciascuna in una domenica di Avvento; l’eventuale quinta a Natale. La versione originale del pastore Wichern prevedeva invece una candela per ciascun giorno dell’Avvento.

Simbolismo
Le quattro candele rappresentano le quattro domeniche di Avvento. Ognuna di esse ha una denominazione ed un significato peculiari.
La prima candela è detta “del Profeta“, poiché ricorda le profezie sulla venuta del Messia.
La seconda candela è detta “di Betlemme“, per ricordare la città in cui è nato il Messia.
La terza candela è detta “dei pastori“, i primi che videro ed adorarono il Messia. Poiché nella terza domenica d’Avvento la Liturgia permette al sacerdote di utilizzare i paramenti rosa al posto di quelli viola tale candela può avere un colore diverso dalle altre tre.
La quarta candela è detta “degli Angeli“, i primi ad annunciare al mondo la nascita del Messia.
L’eventuale quinta candela rappresenta il giorno di Natale.
Secondo un’altra tradizione assai diffusa le quattro candele rappresentano la Speranza, la Pace, la Gioia e l’Amore. L’accensione di ciascuna candela indica la progressiva vittoria della Luce sulle tenebre dovuta alla sempre più prossima venuta del Messia. La forma circolare della Corona dell’Avvento è simbolo di unità e di eternità. I rami di sempreverdi che ne costituiscono la base rappresentano la speranza della vita eterna.

Differenze nel rito Ambrosiano

Nelle parrocchie di Rito Ambrosiano si sta sempre più diffondendo l’abitudine di posizionare durante l’Avvento (che dura sei settimane anziché le quattro del Rito Romano) sull’altare o nei suoi pressi manufatti recanti sei candele o lucerne concettualmente simili alla Corona dall’Avvento.

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“Nessuno è salvo, se non accoglie Cristo che viene.”


la vigilanza, virtù specifica di chi vive in fervorosa attesa del Messia Salvatore;
la fede, nutrimento e sostegno per accogliere, come Maria, il mistero di Dio divenuto uomo per la nostra salvezza;
la speranza, di chi confida nell’amore misericordioso di Dio;
la conversione, l’impegno sollecito ed urgente di chi si prepara all’incontro con Cristo;
la preghiera, affettuosa invocazione all’Atteso: Vieni, Signore Gesù (Ap 22, 20);
la gioia, espressione di un’attesa che si concretizza in una Persona e che si apre al suo completamento nel Regno dei cieli.
L’Avvento è dunque il tempo propizio per far spazio a Cristo, l’unico medico che solo può guarire le nostre debolezze e consolarci con la sua presenza.