Santuario

27 novembre

“La venuta del Figlio dell’uomo sarà come ai giorni di Noè. Mangiavano, bevevano, prendevano moglie e prendevano marito, piantavano vigne, costruivano case, fino a che Noè non entrò nell’arca e venne il diluvio che li disperse tutti” (Mt 24, 37-39; Lc 17, 26-27). Che dire? Andranno davvero tutti in rovina coloro che fanno queste cose? Coloro che si maritano o prendono moglie? Coloro che piantano vigne o costruiscono case? No, ma vi andranno coloro che tali cose sopravvalutano, che le preferiscono a Dio e per esse sono disposti a offendere disinvoltamente Dio. Diametralmente opposti sono coloro che di tutte queste cose o non si servono per nulla o se ne servono come persone non asservite ad esse. Fanno assegnamento più sull’Autore dei doni ricevuti che non sulle cose ricevute in dono; e, quanto alle cose in se stesse, vi vedono un tratto della sua misericordia che viene a consolarli. Per cui non si appagano dei doni per non precipitare lontano dal Donatore. Persone di questo genere non saranno prese alla sprovvista dal giungere di quell’ora, che sarà come il giungere di un ladro. A loro diceva l’Apostolo: Voi non siete nelle tenebre, cosicché quel giorno vi abbia a sorprendere come un ladro, poiché siete tutti figli della luce e figli del giorno (1 Ts 5, 4-5).

Dalle “Esposizioni sui Salmi” di Sant’Agostino Vescovo (En. in ps. 120, 3)

Un pensiero riguardo “27 novembre”

  1. “Vi andranno coloro che tali cose sopravvalutano, che le preferiscono a Dio e per esse sono disposti a offendere disinvoltamente Dio” mi riporta alla mente una delle catechesi sulle 10 parole che stiamo seguendo, io e mio marito, sul primo dei comandamenti, quello sull’idolatria.
    L’idolo corrisponde ad un’illusione, perché l’obiettivo da raggiungere, una volta raggiunto ci farà forse stare bene per un po’ di tempo, ma successivamente, prima o dopo, ricominceremo a sentirci insoddisfatti.
    Puntando sui possedimenti, sul denaro alla fine si entra in un circolo vizioso in cui non basta mai, e comunque una volta ottenuta la ricchezza, constatiamo che non è questo a rendere la vita di un uomo “piena”.
    Solo Dio possiede la pienezza della vita, e ce la può dare!
    Noi non la possediamo, perché per vivere dobbiamo per forza ‘prendere la vita’ da qualcos’altro: aria, acqua, cibo, affetto, riconoscimento, obiettivi da raggiungere.
    Forse è proprio questa la cosa che offende di più il nostro Dio, il rifiuto di un dono così grande.

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