Santuario

Il Signore ha dato, Il Signore ha tolto

E’ difficile accettare il fatto che un essere vivente, fino a quel momento cresciuto nel grembo della madre, possa cessare di vivere improvvisamente e senza una ragione evidente.
Ancora più complicato è parlarne, in quanto la perdita di un bimbo prima della nascita è un tema tabù, evitando il confronto per dimenticare l’insuccesso, perché tale lo si ritiene socialmente.
Ogni desiderio deve diventare realtà, anche quello di un figlio; l’immaginario collettivo lascia uno spazio esiguo a questo tipo di lutto, sebbene anche il dolore provocato dalla perdita di un figlio durante la gravidanza vada vissuto come quello dato dalla perdita di una persona che ha vissuto.
Noi abbiamo scelto di condividere la nostra esperienza semplicemente per testimoniare che questo “piccolino” ha condiviso con noi 6 settimane della nostra vita, facendo sentire la sua presenza di figlio, pur percepita diversamente dalla mamma e dal papà.
Quanti interrogativi ci siamo posti sul senso della vita umana, tanto fragile di fronte al mistero del dolore; per chi non crede, non c’è altra via di uscita se non la disperazione. Per chi crede, invece, la sofferenza ha un senso e può servire alla crescita, umana e di fede, imitando l’unico vero modello di riferimento: Gesù Cristo .
Ma non scatta in automatico, occorre percorrere la via dolorosa della rassegnazione attiva, dell’accettazione del disegno divino tuttora incomprensibile, passando anche per la ribellione del sentirsi abbandonato da Dio.
Come papà in attesa, ho vissuto questo periodo con tranquillità, felice del futuro da genitore che m’avrebbe riservato la prossima primavera, raccontando in ufficio senza alcuna remora del lieto evento prossimo venturo, finché all’ecografia di fine luglio, una doccia raggelante che ti priva del respiro.
L’anno scorso abbiamo vissuto un’altro episodio simile, una gravidanza extrauterina dopo 3 mesi di matrimonio, più intenso e duro da affrontare, essendo a rischio anche la vita di mia moglie; per intenderci, in clima olimpico, sarebbe come confrontare una squalifica per falsa partenza con un ritiro in corsa prima di arrivare al traguardo.
Per tale ragione, una volta appurato che stavolta l’embrione fosse in utero e ben impiantato, ho dato per scontato il felice epilogo ed ho assistito alla prima ecografia ammirato nell’osservare la camera gestazionale, il sacco vitellino e l’embrione.
Poi la frase del medico: “Non ho buone notizie, non c’è più battito” che mi ha fatto precipitare nello sconforto, ponendomi di fronte alla situazione nuda e cruda, lasciandomi solo con le mie domande ed un pensiero dominante: “Non ci meritiamo tutto questo!”
Si perché il baratto, anche nella fede, è un concetto ben radicato in noi: ci sembra iniquo non veder realizzato un proprio desiderio, dopo che si è operato per il bene (almeno i tentativi si fanno) nel recente passato. Invece Dio Padre … “fa levare il suo sole sopra i malvagi e sopra i buoni, e fa piovere sui giusti e sugli ingiusti” (Mt 5:45).
Non è facile accettare la Volontà di Dio quando questa ci è indigesta: credo sia fisiologico passare per il tunnel della ribellione, per poi arrivare alla rassegnazione attiva, che comporta la ripartenza nella quotidianità con l’animo sereno, consapevoli che Dio Padre voglia soltanto il bene dei suoi figli.

Altro passaggio complicato è stato comunicare la notizia a mia madre, che già sofferente di crisi depressive, si era ancorata alla notizia di questo primo nipote venturo; ecco, erroneamente pensavo di dover fare quello “forte”, ma dopo un pianto liberatorio (eh si, anche gli uomini piangono) ho trovato le parole, e devo esser stato abbastanza convincente visto i risultati ottenuti.

Nel mettermi a nudo sperimentando la mia debolezza senza vergogna, si è manifestata la potenza di Dio restando accanto a Cristina sostenendola nel suo dolore.

Per me, mamma, perdere i miei figli è stato un dolore atroce, viscerale. Stare col proprio figlio per qualche tempo e poi sentirtelo strappare via è lacerante!

Appresa la diagnosi, confermata anche da un secondo ginecologo, ho cercato di accogliere la volontà di Dio ma per quanto mi sforzassi non riuscivo a dire si!!!
Trovandomi sprofondata nel baratro del mio no ho invocato Dio Padre di farmi questa grazia: se la Sua volontà fosse stata quella di tenere il piccolino con sé almeno doveva impedirmi di allontanarmi da Lui!! L’ho implorato di tenermi legata a sé proprio nel momento in cui sperimentavo il totale distacco da Lui.
Perchè è stato così per me: quando ho preso coscienza che la vita del piccolo era cessata in me ho percepito la morte e l’assenza totale di Dio! E’ stato pauroso!!! E ho gridato: “Ti prego!! Non abbandonarmi Signore nella tentazione della disperazione!! Mai!!!”

Finalmente il 2 agosto, in occasione del Perdono di Assisi, la grazia è arrivata. Tutto ad un tratto la certezza in me che Gesù era disceso nel mio inferno di quei giorni, aveva sofferto insieme a me avendo così tanta compassione da strapparmi dalle tenebre e portarmi con sè nella Sua Luce, anche se io fino a quel momento non me ne ero ancora accorta. Un profondissimo sentimento di commozione e di riconoscenza ha avuto il sopravvento e, nonostante il dolore, ho sentito una fortissima consolazione e gioia. Il mio lutto si era trasformato: non era più disperazione fine a se stessa. Anche se piangevo per aver perso un figlio che sentivo già parte di me, (perché una madre lo sente dentro quando cresce la vita e da quel momento non è più sola!!) mi accorgevo che il dolore aveva già in sè il germe della consolazione! Ero salva!!

Si può essere felici anche nella sofferenza e nel dolore se si lascia fare a Dio Creatore!

Ad ognuno di noi vengono richiesti sacrifici differenti, ma non è forse questa la scelta di ogni cristiano? Essere laddove è Gesù Cristo!
Ora, se resistiamo con Lui sulla croce, certo Gesù non potrà negarci il Paradiso dopo ognuna delle nostre piccole e grandi morti quotidiane!!

Io e Raffaele abbiamo sperimentato che la difficoltà e la sofferenza di dire si sono meno dolorose della ribellione nel dire no! La prima, infatti, ti àncora di più a Dio e allo Spirito Santo Consolatore, la seconda invece ti lascia nel baratro della disperazione e dell’assenza di Dio!! Inoltre, Dio non ci lascia se non lo lasciamo noi!! Lui è davvero Vita che non finisce e i nostri piccoli sono già nella Vita!! Dobbiamo stare nella stessa Vita, appiccicati a Dio anche quando non capiamo cosa sta succedendo o quando ci si chiede di morire … morire ad un desiderio grande come quello di poter toccare, amare e veder crescere i propri figli!!!

Ma i figli non sono esattamente nostri! Sono Figli di Dio come lo siamo noi!!!
Aprendoci alla vita, contribuiamo alla creazione di Figli di Dio che Lui ci dona in prestito per accompagnarli e portarli a Lui. Non importa per quanto tempo … il valore del prestito è lo stesso indipendentemente dal numero dei giorni!!

Per ben due volte a noi è stata data una maternità ed una paternità il cui significato va oltre ogni limite, va al di là dello spazio, del tempo e della morte e il cui valore si cela nell’immenso respiro dell’eternità!!!

E’ per questo che possiamo dire insieme a Giobbe: “Il Signore ha dato, il Signore ha tolto!” E soprattutto “Sia benedetto il nome del Signore”!!!

Cristina e Raffaele

Un pensiero riguardo “Il Signore ha dato, Il Signore ha tolto”

  1. carissimi, abbiamo perso anche noi 3 bambini poi il Signore ci ha donato Gigi e lo viviamo come un dono del Signore, coraggio!

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