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Oratorio estivo 2012

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L’Oratorio estivo 2012 lo chiamiamo «PassParTù – Di’ soltanto una parola». «PassParTù» è una parola composta e «inventata», che richiama esplicitamente il «passepartout», la chiave che apre molte porte. Ma «PassParTù» va oltre, perché – così come si legge – costruisce un percorso che dall’«io» passa al «tu» attraverso il «per». Il tema di quest’anno ci aiuterà a comprendere che ogni parola, per diventare qualcosa di reale, deve essere vissuta per essere capita. Facendone esperienza, i ragazzi scopriranno che le parole fanno sempre riferimento a qualcosa che spinge ad agire verso l’altro e che – dentro le parole – noi costruiamo le nostre priorità, i nostri interessi, le nostre attenzioni e i nostri desideri, per diventare ciò che vorremmo essere… non a parole, ma nei fatti.

 

 Quest’estate, fatta di parole, sarà dunque un’estate in movimento perché saranno le parole a dare la carica giusta ai giorni dell’Oratorio estivo 2012. Scegliere, donare, incoraggiare, consolare, ricordare, promettere, ringraziare sono solo alcune delle parole «chiave» che accompagneranno i ragazzi alla scoperta di se stessi, delle proprie potenzialità e di tutto quello che c’è in gioco per essere delle persone vere e affidabili.

 

 Una parola infatti può restare «muta», e ancora peggio può rimanere «vuota», se non è riempita dalla vita di ciascuno. Azione e relazione sono le gambe su cui corre ogni parola umana.

L’Oratorio estivo 2012 «PassParTù» porta con sé una novità strutturale che qualificherà tutta la proposta. Ogni giornata inizierà con l’annuncio di una parola nuova che grazie ai giochi, alla preghiera, ai racconti, ai canti e a tutte le attività che riusciremo a proporre –  e a fare insieme – diventerà la chiave di lettura per vivere lo stile fresco e originale del Vangelo.

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S. Paolo agli Efesini

Spogliarsi del vecchio uomo e rivestirsi dell’uomo nuovo
(Cl 3:1-13; Ga 5:16-25)(1Gv 4:7-11; 3:16-18)
17 Questo dunque io dico e attesto nel Signore: non comportatevi più come si comportano i pagani nella vanità dei loro pensieri, 18 con l’intelligenza ottenebrata, estranei alla vita di Dio, a motivo dell’ignoranza che è in loro, a motivo dell’indurimento del loro cuore. 19 Essi, avendo perduto ogni sentimento, si sono abbandonati alla dissolutezza fino a commettere ogni specie di impurità con avidità insaziabile. 20 Ma voi non è così che avete imparato a conoscere Cristo. 21 Se pure gli avete dato ascolto e in lui siete stati istruiti secondo la verità che è in Gesù, 22 avete imparato per quanto concerne la vostra condotta di prima a spogliarvi del vecchio uomo che si corrompe seguendo le passioni ingannatrici; 23 a essere invece rinnovati nello spirito della vostra mente 24 e a rivestire l’uomo nuovo che è creato a immagine di Dio nella giustizia e nella santità che procedono dalla verità.
25 Perciò, bandita la menzogna, ognuno dica la verità al suo prossimo perché siamo membra gli uni degli altri. 26 Adiratevi e non peccate; il sole non tramonti sopra la vostra ira 27 e non fate posto al diavolo. 28 Chi rubava non rubi più, ma si affatichi piuttosto a lavorare onestamente con le proprie mani, affinché abbia qualcosa da dare a colui che è nel bisogno. 29 Nessuna cattiva parola esca dalla vostra bocca; ma se ne avete qualcuna buona, che edifichi secondo il bisogno, ditela affinché conferisca grazia a chi l’ascolta. 30 Non rattristate lo Spirito Santo di Dio con il quale siete stati suggellati per il giorno della redenzione.
31 Via da voi ogni amarezza, ogni cruccio e ira e clamore e parola offensiva con ogni sorta di cattiveria! 32 Siate invece benevoli e misericordiosi gli uni verso gli altri, perdonandovi a vicenda come anche Dio vi ha perdonati in Cristo.

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La via alla conoscenza


“Ciò che sento in modo non dubbio, anzi certo, Signore, è che ti amo. Folgorato al cuore da te mediante la tua parola, ti amai, e anche il cielo e la terra e tutte le cose in essi contenute, ecco, da ogni parte mi dicono di amarti… Ma che amo, quando amo te? Non una bellezza corporea, né una grazia temporale, non lo splendore della luce, così caro a questi miei occhi, non le dolci melodie delle cantilene di ogni tono, non la fragranza dei fiori, degli unguenti e degli aromi, non la manna e il miele, non le membra accette agli amplessi della carne. Nulla di tutto ciò amo, quando amo il mio Dio. Eppure amo una sorta di luce e voce e odore e cibo e amplesso nell’amare il mio Dio: la luce, la voce, l’odore, il cibo, l’amplesso dell’uomo interiore che è in me, ove splende alla mia anima una luce non avvolta dallo spazio, ove risuona una voce non travolta dal tempo, ove olezza un profumo non disperso dal vento, ov’è colto un sapore non attenuato dalla voracità, ove si annoda una stretta non interrotta dalla sazietà. Ciò amo, quando amo il mio Dio.

Che è ciò? Interrogai la terra e mi rispose: «Non sono io»; la medesima confessione fecero tutte le cose che si trovavano in essa. Interrogai il mare, i suoi abissi e i rettili con anime vive, e mi risposero: «Non siamo noi il tuo Dio; cerca sopra di noi». Interrogai i soffi dell’aria e tutto il mondo aereo con i suoi abitanti mi rispose: «Erra Anassimene [filosofo di Mileto, vissuto nel VI secolo a.C., che indicò nell’aria il principio di tutte le cose], io non sono Dio». Interrogai il cielo, il sole, la luna, le stelle: «Neppure noi siamo il Dio che cerchi», rispondono. E dissi a tutti gli esseri che circondano le porte del mio corpo: «Parlatemi del mio Dio; se non lo siete voi, ditemi qualcosa di lui»; ed essi esclamarono a gran voce: «È lui che ci fece». Le mie domande erano la mia contemplazione; le loro risposte, la loro bellezza. Allora mi rivolsi a me stesso e mi chiesi: «Tu, chi sei?»; e risposi: «Un uomo». Dunque, eccomi fornito di un corpo e di un’anima, l’uno esteriore, l’altra interiore. A quali dei due chiedere del mio Dio, già cercato col corpo dalla terra fino al cielo, fino a dove potei inviare messaggeri, i raggi dei miei occhi? Più prezioso è l’elemento interiore. A lui tutti i messaggeri riferivano, come a chi governi e giudichi, le risposte del cielo e della terra e di tutte le cose là esistenti, concordi nel dire: «Non siamo noi Dio», e: «È lui che ci fece». L’uomo interiore apprese queste cose con l’ausilio dell’esteriore, io, l’interiore, le ho apprese, io, io, lo spirito per mezzo dei sensi del mio corpo. Interrogai sul mio Dio la mole dell’universo, e mi rispose: «Non sono io, ma è lui che mi fece».

Non appare a chiunque è dotato compiutamente di sensi questa bellezza? Perché dunque non parla a tutti nella stessa maniera? Gli animali piccoli e grandi la vedono, ma sono incapaci di fare domande, poiché in essi non è preposta ai messaggi dei sensi una ragione giudicante. Gli uomini però sono capaci di fare domande, per scorgere quanto in Dio è invisibile, comprendendolo attraverso il creato (Rm 1,20). Sennonché il loro amore li asservisce alle cose create, e i servi non possono giudicare.

Ora queste cose rispondono soltanto a chi le interroga sapendo giudicare; non mutano la loro voce, ossia la loro bellezza, se uno vede soltanto? mentre uno vede e interroga, così da presentarsi all’uno e all’altro sotto aspetti diversi; ma, pur presentandosi a entrambi sotto il medesimo aspetto, essa per l’uno è muta, per l’altro parla; o meglio, parla a tutti, ma solo coloro che confrontano questa voce ricevuta dall’esterno, con la verità nel loro interno, la capiscono. Mi dice perciò la verità: «Il tuo Dio non è la terra, né il cielo, né alcun altro corpo»; l’afferma la loro natura, lo si vede, essendo ogni massa minore nelle sue parti che nel tutto. Tu stessa sei certo più preziosa del tuo corpo, io te lo dico, anima mia, poiché ne vivifichi la massa, prestandogli quella vita che nessun corpo può fornire a un altro corpo. Ma il tuo Dio è anche per te vita della tua vita.” 

Agostino, Le Confessioni, 10,6

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Domenica 3 Giugno col Santo Padre

Mattino

  • 9.15 Il Santo Padre lascia l’Arcivescovado e in auto si trasferisce a Milano Parco Nord – Aeroporto di Bresso
  • 10.00 Milano Parco Nord – Aeroporto di Bresso: Concelebrazione Eucaristica
  • 12.00 Recita dell’Angelus. Conclusa la celebrazione, il Santo Padre lascia Milano Parco Nord – Aeroporto di Bresso e fa ritorno in auto in Arcivescovado

Pomeriggio

  • 16.30 In Arcivescovado: il Santo Padre saluta i membri della Fondazione Milano Famiglie 2012 e gli organizzatori della Visita
  • 17.00 Il Santo Padre lascia l’Arcivescovado e raggiunge in auto l’aeroporto di Milano – Linate
  • 17.30 In aeroporto, ai piedi della scaletta dell’aereo, il Santo Padre si congeda dalle Autorità civili Partenza in aereo da Milano – Linate