Santuario

Invito!

A TUTTI GLI AMICI

A TUTTI I FEDELI

A TUTTI I DEVOTI DI S. RITA

A TUTTI I COLLABORATORI

A TUTTI…. TUTTI

rivolgo l’invito a partecipare alla celebrazione del giorno

MERCOLEDI’ 2 MAGGIO alle ore 18,30

celebrata dal Vescovo Ecc.za Mons. MARIO DELPINI

come inizio della festa di S. Rita e come ricordo della CONSACRAZIONE DEL NOSTRO Santuario DI SANTA RITA

INOLTRE VI INVITO A PASSARE VOCE DELLA CELEBRAZIONE DEL

5 MAGGIO ALLE ORE 15,00 PER I MALATI

Vi saluto e vi auguro un buon mese di maggio

p. bernard

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Santuario

Santa Rita da Cascia

Vita di S. Rita da  Cascia

Brevi cenni a cura di  P. Giovanni Marchesotti

rivisti  e adattati  da P.Giancarlo Ceriotti

S. Rita nacque a  Roccaporena di  Cascia (Perugia) nel 1381.                    Roccaporena, Cascia: due località sperdute in mezzo all’ Appennino Umbro e quasi soffocate, benché a circa 700 metri d’altezza, dalle numerose cime circostanti, tutte oltre i mille metri; due località sconosciute, oggi note in tutto il mondo.

  Dei genitori di Rita  poco sappiamo:  Antonio Mancini  e  Amata Ferri,  chiamati            ” Pacieri di Cristo “, avrebbero avuto la loro unica figlia dopo 12 anni di matrimonio.Sulle scarne notizie storiche si è inserita la tradizione delle api bianche che ronzano inoffensive intorno alla sua culla e depongono il miele nella boccuccia della bambina. Comunque le api bianche esistono ancora, quasi sempre nascoste in caratteristici buchi del muro del Monastero di Cascia che fa pure da sostegno al pergolato formato dalla vite prodigiosa. A 18 anni di età, quindi nel 1399, fu data in sposa a un certo Paolo di Ferdinando che viene comunemente dipinto come un tipo violento, conquistato ben presto dalla paziente bontà di Rita. Il matrimonio fu rallegrato dalla nascita di due figli, molto probabilmente due gemelli dai probabili nomi di Giacomo Antonio (o Giangiacomo?) e Paolo Maria.   Il trascorso burrascoso di Paolo di Ferdinando non fu tuttavia dimenticato dai molti nemici che s’era creati, forse per conto del signorotto di Collegiacone (un castello a metà strada tra Cascia e Roccaporena, a mezza costa della catena montuosa), alle cui dipendenze avrebbe talvolta combattuto in azioni non tutte precisamente di guerra: e un brutto giorno giunse la triste notizia che Paolo di Ferdinando era stato assassinato.

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 Era probabilmente l’anno 1417:a 36 anni Rita si ritrovava vedova con due figli dell’età di 18 anni che lasciavano trasparire nei loro volti i foschi disegni di vendetta che maturavano nei loro cuori.

 Chi arriva da Cascia a Roccaporena, solo da pochi anni da comoda strada asfaltata o, come ai tempi di S. Rita, costeggiando il torrente Corno, si trova improvvisamente di fronte ad un ostacolo naturale: un masso, una specie di scoglio isolato dalle alture circostanti, ripido, dalla forma di uno schioppo puntato verso il cielo. E’ il luogo dove Rita andava a pregare, a chiedere a Dio un po’ di conforto nel suo dolore di madre e di vedova.Che i suoi figli non spargessero il sangue dei sicari che avevano ucciso suo marito!Oggi uccisori, domani forse uccisi… Quando si sarebbe spezzata la spirale dell’odio?

 “ Signore, piuttosto prendili con te! “

E la preghiera di questa madre eroica fu esaudita. Altre due croci accanto alla croce eretta sulla tomba del marito nel piccolo cimitero di Roccaporena e la pesante croce della solitudine sulle spalle di Rita. Ma quell’anno stesso, il 1417, Rita andò a bussare alla porta del Monastero delle Agostiniane di Cascia (detto di S. Maria Maddalena) per essere accolta come novizia.Ci ritornò altre due volte ma le fu sempre risposto che era impossibile, che la sua domanda non poteva essere accolta per rispettare le antiche tradizioni (o regole?) che proibivano di accogliere tra le spose di Cristo coloro che non erano più vergini. Ma una mattina Rita s’accorse che il sogno, durante il quale le era sembrata di essere trasportata dai suoi santi protettori: S. Giovanni Battista, S. Agostino e S. Nicola dalla sua casetta al monastero di Cascia, era una meravigliosa realtà. Le Monache Agostiniane, scese a pregare, la trovarono in ginocchio in mezzo al  coro. Era evidente che le antiche tradizioni potevano  anche non essere rispettate.

  E Rita , a 36 anni , diventò Monaca Agostiniana. 

 Le perplessità delle monache ad accoglierla dipendevano probabilmente dal timore che venissero portate all’interno della comunità le tensioni e le contese del mondo esterno.La richiesta di pacificare gli animi, cosa che Rita attuò effettivamente, era un segno vivo e autentico di perdono, di sincerità, di amore.

 L’entrata “miracolosasi deve attribuire alla preghiera perseverante e fiduciosa al Signore, mediante l’intercessione dei suoi tre Santi Protettori: Giovanni Battista,Agostino e Nicola da Tolentino.

  Dei 40 anni che Ella trascorse nel Monastero di Cascia, i primi 25 non registrano fatti particolari, se non la prova di ubbidienza alla quale fu sottoposta durante l’anno di noviziato, quando la Superiora le ordinò di innaffiare regolarmente un sarmento,  il quale inaspettatamente attecchì e a suo tempo produsse ottima uva.

Verso il 1441 (o poco dopo) quando Rita aveva circa 60 anni, arrivò a Cascia per tenere le sue infuocate prediche sulla passione di Cristo il francescano Giovanni della Marca (1349-1456), emulo di S. Bernardino da Siena, che ebbe fra le più assidue ascoltatrici le Monache Agostiniane (allora non vigeva l’attuale stretta clausura).Rita rimase talmente colpita dalle prediche che chiese a Gesù, ai piedi di un crocifisso dipinto sul muro del romitorio, esistente (allora come adesso) nell’orto del Monastero, di soffrire tanto per Lui. Fu allora che una spina staccandosi dalla corona di spine del Crocifisso la colpì in fronte producendole una ferita ribelle ad ogni cura che la fece soffrire per gli altri 15 anni di vita, (di qui l’origine della pratica dei 15 giovedì in onore della Santa).Non piccola sofferenza fu l’isolamento dalle consorelle per via della piaga che aveva in fronte.E quando, nel 1450, chiese di andare in pellegrinaggio a Roma per acquistare le indulgenze dell’Anno Santo, il permesso le fu negato, a meno che quella piaga non scomparisse. E la ferita si rimarginò e Rita s’incamminò a piedi verso Roma, all’età di 69 anni, insieme ad alcune consorelle.Si dice che appena partita abbia gettato nel Corno il denaro consegnatole  per le necessità del viaggio, in modo da aver maggiori occasioni di mortificarsi chiedendo l’elemosina.Durante l’ultimo inverno della sua vita (1457), alla cugina che le chiedeva se avesse bisogno di qualcosa, espresse il desiderio di avere una rosa e alcuni fichi da cogliere nell’orto della sua casa  di Roccaporena. Vaneggiamento d’una febbricitante? In mezzo alla neve era veramente sbocciata una rosa ed erano maturati due fichi succosi.

Rita, la santa delle rose, degli impossibili, dei casi disperati, morì il 22 maggio 1457, all’età dì 76 anni.

 Urbano VIII che promulgò una legislazione più rigorosa in materia di canonizzazioni, dichiarò Rita «beata» il 22 Maggio 1628, ma fu soltanto nel 1900 che fu promulgato (24 maggio) da Papa Leone XIII il decreto di canonizzazione.  Per più di quattro secoli quasi ignorata da tutti, S. Rita in 50 anni ha conquistato il mondo intero.

religione

Una domanda una risposta una preghiera

Mi sono chiesta che cosa ci accomuna a una donna tanto lontana nei secoli…E la risposta l’ho davanti agli occhi: Rita in ginocchio davanti al Crocifisso.

Tutti i fedeli che vengono da decenni al nostro Santuario, chiedono l’intercessione della Santa agostiniana perchè in Lei vedono rispecchiarsi la forza di quella preghiera continua ai piedi della croce, di quell”amore a Cristo che solo può dare senso alle nostre esistenze mai scevre dalle prove dolorose e dalla maturazione della fede ricevuta.

E’ la preghiera la nostra vera “chance”. E a pregare s’impara pregando perchè la preghiera autentica è quella di Santa Rita e di tutti i santi: non parole proclamate, ma esperienza, fede in atto.

Gesù Cristo è lo stesso “ieri, oggi e sempre”. La distanza di tempo si annulla in Dio e allora posso stare tranquilla nel “mio” Santuario (che  per di più è la “mia” Parrocchia) alla scuola di questa grande orante che è Rita da Cascia. Il Signore si è servito e si serve degli uomini per incontrare altri uomini da condurre a Lui.

E allora possiamo pregare insieme come ci ha insegnato il nostro padre Agostino:

“Scuotici, Signore,

infiammaci e rapiscici,

sii fuoco e dolcezza:

impareremo a correre nell’amore.

Non sono forse molti a tornare a te

da un abisso di cecità?

Si avvicinano a Te

e vengono illuminati da quella tua luce

con la quale si riceve il potere

di diventare tuoi figli.

( Le Confe ssioni VIII, 4)

 

pubblicata da Donatella Viganò su Facebook

Santuario

La comunità

S1058248
ll Santuario e Parrocchia di S. Rita da Cascia a Milano é retto dai Padri Agostiniani della Provincia Agostiniana d’Italia.

Attualmente la Comunità é formata da:
P. Bernardino Pinciaroli: Priore e Parroco.
P. Rosario Sala: Vice Priore e Sacrista.
P. Gianfranco Brembilla: Economo e Vice Parroco.
P. Woody Loquinario: Vice Parroco.
P. Michele Falcone: Direttore dell’Oratorio, Direttore della Rivista del Santuario e Vice Parroco.

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L’origine del Santuario

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L’origine del Santuario di S. Rita di Milano non è legata ad apparizioni o fatti miracolosi, né allo scioglimento di un  voto di pie e facoltose persone, ma al grande desiderio  degli Agostiniani della Provincia Ligure di ritornare a Milano, la culla del loro Ordine.

A Milano S. Agostino ricevette il battesimo dalle mani di s. Ambrogio (387), milanese è il beato Lanfranco Settala († 1264), scelto a governare il nuovo Ordine degli Eremitani di S. Agostino costituito dal Papa Alessandro IV con la riunione delle varie congregazioni che seguivano la regola di S. Agostino (La Grande Unione del 1256). 

 Fin dal 1230 gli Agostiniani possedevano a Milano il convento e la Chiesa  di S. Marco, nel 1445 fondavano il convento e la Chiesa dell’Incoronata e nel 1500 presero possesso della Chiesa della Consolazione.

La soppressione del 1782 li terrà lontani da Milano per quasi due secoli.

La storia del Santuario

Il 17 dicembre 1939 il Beato Alfredo Ildefonso cardinal Schuster, arcivescovo di Milano, benediceva e posava la prima pietra del Santuario S. Rita. Nella primavera 1940 iniziavano “i lavori di costruzione di un’ala del convento, mentre furono gettate le fondamenta del Santuario”.L’anno seguente, in tempo di guerra, fu costituita la prima comunità religiosa agostiniana.

Il primo priore fu p. Angelo Beltramelli.

 Il ritorno degli Agostiniani a Milano, dopo la soppressione del 1782, si deve alla decisa e ferma volontà di p. Umberto Musitelli, Provinciale della Provincia Ligure-Lombarda, formata dai conventi di Pavia, Genova, Savona, Celle Ligure e Loano.

Sperando contro ogni speranza (Rm 4,18), affrontò e superò ogni difficoltà senza perdersi d’animo, fidando unicamente nella Provvidenza divina. Nello stesso periodo ideò il Bollettino S. Rita da Cascia e il suo Santuario di Milano, per attivare i rapporti con i devoti della Santa e raccogliere fondi a favore del Santuario: “una lira per un mattone!”. Suo vivo desiderio era di poter rientrare in possesso di uno  dei tre antichi conventi: S. Marco, l’Incoronata, S. Maria della Consolazione. Le cose però andarono diversamente, come si può vedere dalla storia…

I 70 anni  della duplice ricorrenza e il 50° della parrocchia S. Rita alla Barona, eretta dal card. Montini, poi Paolo VI,  il 21 ottobre 1959 e con l’immissione del primo parroco,  p. Angelo Beltramelli, il I novembre, costituiscono per noi una felice  opportunità per riproporre, rinnovata e aggiornata, la guida storico-artistica di p. Giovanni Marchesotti (Aldo della Riva): in oltre 50 anni di presenza, ha accompagnato e seguito premurosamente, con entusiasmo e passione, i lavori della Chiesa e del Convento, offrendo utili indicazioni e opportuni consigli.   La guida precedente, pubblicata dalle edizioni “Il Resto del Carlino” di Bologna ed esaurita da tempo, fu diffusa con il Bollettino d’aprile del 1968. Nei 40 anni trascorsi altri lavori sono susseguiti, come si può constatare osservando le foto precedenti e le attuali.   Nella prima parte la guida, ferma agli interventi del 1966, rimane nel complesso inalterata, con alcuni semplici e opportuni adattamenti. Le modifiche e i lavori recenti, documentati dal Bollettino, saranno oggetto della seconda parte.

Ai confratelli p. Augusto Cavaliere e p. Giovanni Marchesotti, vissuti a lungo insieme in spirito di fraternità e d’amicizia agostiniana, si devono le rapide note sugli Agostiniani e il profilo biografico di S. Rita.

 Nel dicembre 2007, a dieci giorni di distanza l’uno dall’altro, p. Giovanni a Milano il giorno 20 e p. Augusto a Loano il  30, ci hanno lasciato. Li vogliamo ricordare insieme a coloro che qui sono vissuti e hanno servito il Santuario, dispensando la grazia di Dio e accogliendo con affetto e amicizia i numerosi pellegrini e parrocchiani.    La presente pubblicazione vuole accomunare nel ricordo i confratelli e  quanti a vario titolo – progettisti, artisti, operai, benefattori – hanno cooperato all’edificazione e al decoro del Santuario e del Convento; allo stesso tempo è un omaggio offerto ai frequentatori, giovani ed anziani, del Santuario e ai devoti della grande Santa degli Impossibili.                                                                

                                                

                                                 p.  Giancarlo Ceriotti O.S.A.